Le donne in gravidanza e allattamento manifestano frequenti preoccupazioni circa l’opportunità di sottoporsi al vaccino contro il COVID-19. Tale preoccupazione era in parte giustificata dall’indisponibilità di dati conclusivi sulla sicurezza ed efficacia dei vaccini contro COVID-19 nelle donne in gravidanza. Tale argomento è stato oggetto di un ampio dibattito scientifico a livello nazionale e internazionale. Nella fase precoce della pandemia, le Società Scientifiche raccomandavano l’offerta vaccinale per le donne in allattamento e in gravidanza in caso di maggior rischio di esposizione al virus (in caso, per esempio, di alto rischio di contagio per cause professionali) o di maggior rischio di sviluppare una malattia grave (donne con importanti comorbilità). Sostanzialmente si raccomandava di valutare accuratamente il rapporto rischio/beneficio nel singolo caso.

In tempi più recenti (13 dicembre 2021), l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha aggiornato le raccomandazioni, offrendo attivamente la somministrazione del vaccino alle donne in gravidanza (nel secondo e terzo trimestre) che desiderino vaccinarsi (sottolineando di fatto che i benefici potenziali superano i potenziali rischi del vaccino).

Queste raccomandazioni sono il risultato delle numerose e crescenti evidenze riguardo alla sicurezza della vaccinazione in gravidanza, sia nei confronti del feto che della madre. Sono invece relativamente scarse le evidenze scientifiche relative a vaccinazioni eseguite nel primo trimestre. Ne consegue che le donne  che desiderino vaccinarsi in questa epoca gestazionale devono essere accompagnate in tale decisione da un Ginecologo che valuti accuratamente il rapporto rischi/benefici.

La dose di richiamo del vaccino (booster) può essere somministrata insieme alle vaccinazioni contro l’influenza e la pertosse, già precedentemente raccomandate in gravidanza.

Per quanto riguarda l’allattamento al seno, si raccomanda l’offerta di una dose di vaccino a mRNA come richiamo (booster), o di un ciclo vaccinale primario, senza necessità di interrompere l’allattamento.