PREVENZIONE PER LA DONNA
La visita ginecologica ha un ruolo molto importante per la salute della donna. Effettuata periodicamente è un valido strumento di prevenzione delle più comuni patologie dell’apparato riproduttivo femminile.
Per una buona prevenzione è necessario tenere sotto controllo alcuni aspetti della propria salute, seguendo, ad esempio, opportune norme di igiene e sane abitudini alimentari e di vita.
La visita ginecologica andrebbe effettuata, con cadenza annuale, anche dopo la menopausa.
I sistemi di prevenzione (o di screening) selezionano, all’interno della popolazione, donne senza sintomi, apparentemente sane che potrebbero in realtà avere o sviluppare una malattia. Lo scopo dei test di screening è quello di fare una diagnosi precoce per avviare tempestivamente il trattamento terapeutico o, in alcuni casi, riuscire a prevenire una condizione patologica prima che si manifesti.
Di seguito la descrizione delle più comuni strategie utilizzate per la prevenzione in campo ginecologico.
Screening per il carcinoma della cervice uterina
Lo screening per il carcinoma della cervice uterina viene effettuato sulla popolazione femminile tramite il Pap test, un semplice esame in grado di evidenziare lesioni tumorali o pre-tumorali del collo dell’utero. Il Pap test è raccomandato per tutte le donne che sono o che sono state sessualmente attive e che non hanno subito l’asportazione chirurgica della cervice uterina.
Dovrebbe essere eseguito la prima volta all’inizio dell’attività sessuale e andrebbe quindi ripetuto periodicamente, almeno una volta ogni 3 anni.
L’intervallo di screening più adeguato andrebbe stabilito dal medico per ciascuna delle sue pazienti sulla base dei fattori di rischio (per esempio, inizio precoce dell’attività sessuale, numero elevato di partner, ecc). Nel caso di pazienti infette da HIV lo screening andrebbe eseguito con frequenza maggiore, conformemente a quanto prescritto dalle linee guida stabilite.
Sulla scorta dei dati disponibili, non è possibile stabilire con certezza un limite d’età per concludere lo screening con il Pap test, ma è ritenuto appropriato, per altri motivi, consigliarne la sospensione in donne con più di 65 anni che abbiano ripetuto il test regolarmente e sempre con esito normale. Se invece il Pap test non è mai stato eseguito, anche dopo i 64 anni dovrebbe essere effettuato almeno una volta.
Lo screening non è necessario per le donne che hanno subito isterectomia con asportazione della cervice uterina, a meno che l’isterectomia non sia stata eseguita per asportare un carcinoma della cervice o una lesione precancerosa.
Esiste la possibilità di eseguire esami che verificano l’eventuale presenza, a livello del collo uterino, del Papillomavirus (HPV-test). Questo virus, di cui si conoscono più di 100 ceppi differenti, è la causa del tumore del collo uterino. Il Pap test non “vede” il virus ma è in grado di evidenziare le modificazioni cellulari che il virus determina nelle celle infettate del collo uterino. I test che verificano la presenza del Papillomavirus a livello del collo uterino (HPV-test) possono essere usati come screening o come esami di secondo livello in donne con un Pap test positivo.
Per ulteriori informazioni circa il Papillomavirus scarica il seguente documento in formato PDF
Screening per il carcinoma della mammella
Nei Paesi industrializzati il carcinoma mammario è, per incidenza e mortalità, al primo posto tra i tumori maligni della popolazione femminile. In Italia ogni anno il tumore del seno colpisce 31.000 donne e causa circa 11.000 decessi, rappresentando, così, la prima causa di morte per tumore nel sesso femminile. In generale è stato calcolato che una donna su 10 svilupperà il cancro della mammella nel corso della sua vita. Soprattutto in passato, il segno abituale di presentazione era costituito da un nodulo o un ispessimento mammario palpabile e non dolente scoperto in genere dalla paziente stessa. Tra gli altri segni si annoveravano l’irritazione della pelle, l’alterazione, la retrazione, il dolore e la fragilità del capezzolo, la presenza di secrezione.
Da oramai numerosi anni, col diffondersi dell’uso della mammografia, è sempre più frequente il riscontro di anormalità mammografiche non palpabili.
La mammografia è un esame radiologico diretto della mammella che si esegue comprimendo una mammella alla volta su un apposito sostegno ed eseguendo radiografie con riprese dall’alto verso in basso ed obliquamente. Tale esame fornisce informazioni sulle strutture delle ghiandole e sulle eventuali alterazioni della mammella consentendone l’esplorazione in tutta la sua completezza. La mammografia è un esame preventivo perché permette di individuare l’eventuale tumore quando non è ancora palpabile (dimensioni inferiori a 1 cm). Se il tumore è piccolo, aumentano le possibilità di guarigione e l’intervento chirurgico è conservativo (molto ridotto).
Lo screening per il carcinoma della mammella eseguito ogni anno mediante la sola mammografia, o la mammografia associata all’esame clinico del seno, viene raccomandato per tutte le donne con età compresa tra i 40 e i 69 anni.Prima dei 40 anni non è indicato effettuare alcun esame senologico in assenza di segni e sintomi a meno che non sia presente un’importante storia familiare per tumore della mammella, in questo caso può essere consigliabile una consulenza genetica oncologica per una valutazione del rischio personale e per iniziare, se necessario, un programma di sorveglianza adeguato.
Oltre i 70 anni la mammografia è suggerita con cadenza biennale.
Per quanto riguarda l’impiego dell’ecografia della mammella, pur non essendoci evidenze definitive sull’entità del beneficio in termini di riduzione della mortalità, può risultare utile come completamento del quadro mammografico. Normalmente l’ecografia della mammella viene indicata quando la mammografia mette in evidenza la presenza di noduli di cui non si apprezzano chiaramente i margini, di addensamenti o di distorsioni oppure per esplorare aree non perfettamente visibili o a confermare la benignità di un nodulo.
Screening per il carcinoma dell’ ovaio
Lo screening di routine per il carcinoma dell’ovaio mediante ecografia, dosaggio di marcatori tumorali sierici o palpazione pelvica non viene raccomandato. Sulla scorta dei dati disponibili, non è possibile formulare raccomandazioni a favore o contro lo screening nelle donne asintomatiche ad elevato rischio di carcinoma ovarico.
Allo stato attuale delle conoscenze si può affermare che:
- l’ecografia non è in grado di predire l’insorgenza di un cancro ovarico. Tuttavia questa tecnica (associata alla valutazione ematica di alcuni “markers” di malattia) riesce a porre diagnosi o il fondato sospetto diagnostico di cancro ovarico quando viene usata da mani esperte seguendo precise linee guida (si veda la sezione ecografia ginecologica, IOTA)
- l’ecografia transvaginale è una tecnica in grado di individuare il cancro ovarico in stadi anche precoci della malattia (stadio I e stadio II) con buona sensibilità e con discreta specificità;
- il color Doppler può avere un ruolo importante nell’innalzare la specificità e ridurre il numero di donne con esame positivo da sottoporre ad intervento chirurgico;
- il tasso di sopravvivenza a 5 anni è strettamente correlato allo stadio in cui il cancro viene diagnosticato (ed operato);
- considerando la bassa prevalenza del cancro ovarico nella popolazione generale, l’elevato numero di interventi chirurgici nei frequenti casi falsamente positivi ed i costi, lo screening ultrasonografico del cancro ovarico è, allo stato attuale, improponibile su una popolazione non selezionata;
- il cancro ovarico presenta una più elevata incidenza in donne di età avanzata e\o già affette da altri tipi di cancro (mammella, colon, endometrio) e\o che siano familiari di donne con cancro ovarico; tuttavia solo in una limitata percentuale di casi (5-10%) di donne affette da cancro ovarico è possibile dimostrare una consanguineità con pazienti affette;
- per tali pazienti è ipotizzabile uno screening ecografico in centri altamente specializzati.
Screening per il carcinoma dell’endometrio
L’endometrio è la mucosa che riveste la cavità uterina, responsabile del ciclo uterino (mestruazione) durante la fase fertile della vita della donna. L’ecografia transvaginale è un valido strumento che permette la precisa valutazione della mucosa endometriale. Tuttavia, lo screening di massa sulla popolazione femminile asintomatica per la diagnosi precoce del carcinoma endometriale non è attuabile.
La maggior parte delle pazienti con carcinoma endometriale ha un’età superiore ai 50 anni e soltanto il 5% ha un’età inferiore ai 40 anni. L’attenzione dei test di “screening” per il carcinoma dell’enodometrio andrebbe pertanto indirizzata alle donne in menopausa con perdite ematiche (cioè perdite di sangue), in quanto questo è il primo segno clinico della malattia, ed in presenza di questo sintomo l’incidenza di carcinoma dell’endometrio è di circa l’8-10%
Le donne sintomatiche (con perdite di sangue in menopausa) dovrebbero sottoporsi, al primo comparire del sintomo, ad un’ecografia transvaginale. La valutazione dello spessore della rima endometriale mediante ecotomografia con sonda endovaginale permette infatti la diagnosi differenziale tra endometrio atrofico endometrio iperplastico. Lo spessore medio della rima endometriale in età postmenopausale è 1-3 millimetri. Nel caso in cui l’ecografia transvaginale riscontri un’ispessimento dell’endometrio o comunque un quadro dubbio verrà richiesta un’isteroscopia, esame che permette, entrando con un’ottica all’interno dell’utero, sia di avere una visione panoramica della mucosa del corpo uterino e del canale cervicale sia di guidare il prelievo bioptico in modo mirato, escludendo o confermando quindi la diagnosi.