CONSIGLI E PRECAUZIONI IN GRAVIDANZA
Quando non ci sono particolari complicazioni o problemi, una donna in gravidanza si trova soltanto in una condizione fisiologica naturale, quindi non è malata né inferma e può svolgere tutte le attività quotidiane che fanno parte delle sue abitudini.
È molto importante, quindi, fare la vita di sempre ma saper ascoltare bene i segnali del nostro corpo e assecondarli.
DIAGNOSI PRENATALE E ECOGRAFIA OSTETRICA
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IL PARTO E LE FASI PREPARATORIE
Possiamo distinguere quattro tappe fondamentali del travaglio:
LA FASE LATENTE
Non esistono regole fisse che preannuncino l’inizio del travaglio; ci sono tuttavia alcuni segnali che possono indicare che il bimbo nascerà presto; alcuni di questi possono manifestarsi qualche giorno prima dell’inizio del travaglio: la perdita del tappo mucoso: la perdita del tappo mucoso non provoca dolore e perciò può passare inosservata se, per esempio, si verifica mentre si va in bagno. Il tappo mucoso è costituito dal muco che fino a quel momento chiudeva il collo dell’utero isolando la cavità uterina dall’ambiente esterno. Si tratta di una perdita di consistenza gelatinosa (più densa delle perdite vaginali che compaiono in gravidanza) e può essere striata di rosa o di rosso. La presenza di gocce di sangue è dovuta alla rottura dei vasi capillari che si verifica quando l’utero comincia a dilatarsi. Le “false” contrazioni: le contrazioni preparatorie possono iniziare anche sette o quindici giorni prima del travaglio vero e proprio e vengono definite contrazioni di Braxton Hicks. Il lavoro muscolare dell’utero è lento e graduale e la quantità di ossigeno necessaria al suo svolgimento è quella della normale respirazione; difficilmente dunque ci può essere accumulo di acido lattico, crampo e/o dolore. Tali contrazioni compaiono a intervalli irregolari, in genere non sono ravvicinate tra loro e possono cessare all’improvviso. L’intensità del fastidio è più o meno sempre la stessa e non tende ad aumentare progressivamente. Le “vere” contrazioni: le contrazioni efficaci si susseguono a intervalli regolari di tempo, all’inizio ogni 30-15 minuti circa, poi via via con frequenza sempre più ravvicinata e intensità crescente. Diventano progressivamente sempre più dolorose, a differenza di quelle false. Le contrazioni vere, una volta iniziate, non si interrompono; le pause sono regolari e via via sempre più brevi. Il feto si impegna nel bacino e incunea la testa nel canale del parto: la donna in questa fase avverte una sensazione di peso nella parte inferiore dell’addome e nella regione lombare.
Quando andare in ospedale
In base alla frequenza…… Misurare frequenza e durata delle contrazioni alla loro comparsa, usando un orologio con lancetta dei secondi. La frequenza va controllata misurando l’intervallo tra una contrazione e quella successiva; di solito, all’inizio è tra i 30 e i 15 minuti. …… e alla durata La durata si calcola da quando comincia a quando finisce ogni singola contrazione. Di solito, all’inizio e di circa 15-20 secondi. É consigliabile andare in ospedale quando le contrazioni si succedono a circa una distanza di 5-10 minuti (dipende da quanto dista l’ospedale, se è vicino ci si può avviare quando l’intervallo è pari a circa 4 minuti) e quando hanno una durata di 40-50 secondi circa. Questi sintomi, nella prima gravidanza, devono durare per almen o2 ore per configurare la fase “attiva” del travaglio
I STADIO: PERIODO DILATANTE
Questa fase del travaglio è caratterizzata dalla presenza di contrazioni regolari, della durata di circa 1 minuto, che si presentano ogni 5 minuti o anche con maggiore frequenza e dalla trasformazione del collo dell’utero con appianamento e centralizzazione e la progressiva dilatazione fino alla dilatazione completa (cm 10). La velocità di dilatazione è inizialmente più lenta (fino a circa 5 cm), poi sempre più rapida fino alla dilatazione completa, intorno ai 10 cm. La progressione della testa del neonato avviene gradualmente, ma contemporaneamente alla dilatazione del collo dell’utero. In questo modo la testa del neonato si troverà ben posizionata all’ingresso del canale del parto nel momento della dilatazione completa. Nelle donne alla prima gravidanza questa fase dura, in media, dalle 4 alle 10 ore La rottura del sacco amniotico può precedere il primo stadio o avvenire durante. > Se la “rottura delle acque” non è avvenuta durante il periodo prodromico (la fase che precede il travaglio vero e proprio), può verificarsi in qualsiasi momento del periodo dilatante. > Se a dilatazione completa il sacco amniotico dovesse esser ancora integro potrebbe rendersi necessario eseguire la cosiddetta “amniorexi”, ovvero la rottura artificiale del sacco amniotico, con una manovra assolutamente indolore. L’assenza del sacco amniotico anteriormente alla testa del bambino lo aiuterà a scendere nel canale del parto.
II STADIO: PERIODO ESPULSIVO
L’inizio del periodo espulsivo coincide con il raggiungimento della dilatazione completa (10 cm) e spesso coincide con l’arrivo della sensazione irrefrenabile di premito (voglia di spingere da parte della mamma). Le spinte attive della donna durante ogni contrazione accompagnano il bambino verso l’uscita lungo il canale del parto; le contrazione sono meglio tollerate (il dolore durante la contrazione è mediamente meno intenso). La testa del feto procede lungo il canale del parto, eseguendo precise rotazioni che permettono l’adattamento dei diametri fetali alla conformazione del bacino della madre. Una volta fissata la nuca dietro il pube, inizia il movimento di disimpegno: un’azione di leva che consente l’estensione e la fuoriuscita della testa fetale. La successiva rotazione delle spalle, che a loro volta si devono adattare al bacino materno, fa sì che la faccia del neonato, già all’esterno, ruoti nuovamente; una spalla si fissa sotto la sinfisi pubica, mentre l’altra fuoriesce posteriormente. Infine avverrà l’espulsione del corpo fetale. Foto “parto”
III STADIO: SECONDAMENTO
Dopo l’espulsione del feto, il volume uterino si riduce notevolmente e compaiono vigorose contrazioni non più dolorose. Essendo la placenta poco elastica non riesce a adattarsi a queste nuove dimensioni dell’utero, tanto da staccarsi e da essere espulsa all’esterno.
TIPOLOGIE DI PARTO A CONFRONTO
Scegliere come partorire e insieme al proprio ginecologo
trovare il modo migliore per affrontare una meravigliosa esperienza esperienza
IL PARTO IN ANALGESIA EPIDURALE
Alla donna disse : “Aumenterò grandemente il dolore della tua gravidanza, con doglie partorirai figli” Genesi 3:161
Alla Genesi risale l’associazione tra parto e doglie, associazione rimasta immutata nei millenni e giunta intatta sino quasi ai nostri giorni, perché è solo da qualche decennio che si parla di preparazione psicoprofilattica al parto, di parto dolce, di anestesia epidurale. L’analgesia epidurale (o peridurale) permette di ridurre il dolore del travaglio e del parto. Essa determina in pochi minuti una diminuzione del dolore, lasciando inalterata la sensibilità cutanea, i movimenti e, soprattutto, la sensazione della contrazione, che continua ad essere percepita, ma non più come dolorosa. La capacità di spinta non viene alterata. L’analgesia epidurale consiste nella introduzione, tramite un ago, di un sottile cateterino di plastica nello spazio intervertebrale, in una regione limitrofa ai nervi che trasmettono il dolore del travaglio. Attraverso di esso viene somministrata la soluzione analgesica. La procedura richiede solo pochi minuti e non è dolorosa, perché viene eseguita anestetizzando la cute soprastante. L’analgesia viene eseguita, dopo una visita anestesiologica, durante il travaglio, in accordo con il Ginecologo e previo consenso informato da parte della futura mamma. L’analgesia può essere messa in atto solo dopo l’inizio del vero travaglio, diagnosi che viene fatta dall’Ostetrica o dal Ginecologo. Ciascuna mamma reagisce in modo diverso al blocco epidurale. In alcuni casi si osserva un certo periodo di diminuite contrazioni uterine; talvolta invece il travaglio progredisce così rapidamente perché la donna è più rilassata. In media, comunque, l’intero processo del travaglio e del parto risulta aumentato di quasi un’ora.
IL TRAVAGLIO E IL PARTO IN ACQUA
L’acqua, esercitando un effetto rilassante su tutto il corpo, aiuta la donna a sopportare meglio il dolore suscitato dalle contrazioni facendole acquisire il giusto distacco e liberandole la mente. L’immersione in acqua alleggerisce, i movimenti diventano più facili, il bacino è più mobile nelle sue articolazioni e la discesa del bambino nel canale del parto dovrebbe essere facilitata. L’acqua calda rilassa tutti i muscoli, le tensioni si sciolgono, il corpo respira più profondamente e regolarmente, quindi si ossigena più a fondo e la mente riesce a rilassarsi più facilmente, favorendo il recupero delle energie… Si rilassano anche i muscoli che formano il canale del parto, rendendo il passaggio del bambino più agevole e meno doloroso… Per il bambino, nascere nell’acqua significa passare con maggiore gradualità dalla vita intrauterina a quella extrauterina. Esistono però situazioni in cui il parto in acqua non è indicato: innanzitutto quando il parto è prematuro, quando sussistono patologie materne o se c’è necessità di un intenso monitoraggio del feto. Foto “parto in acqua”
IL TAGLIO CESAREO
Un taglio cesareo può essere necessario per condizioni urgenti che riguardano la madre, il feto o entrambi ma può essere anche programmato per tempo (elettivo). Un taglio cesareo elettivo viene programmato in casi in cui si conoscano anticipatamente condizioni materne o fetali che renderebbero il parto impossibile o comunque pericoloso come ad esempio: anomalie della posizione del feto (presentazione podalica), gravidanze plurime (non tutte), anomalie dell’inserzione placentare (placenta previa), malformazioni uterine congenite o acquisite, sproporzione tra dimensioni del feto e bacino osseo materno, anomalie del bacino materno, gravi malattie materne (anche riguardanti la sfera psichica) … Il taglio cesareo urgente viene effettuato in travaglio in caso di anomalie della dilatazione del collo uterino, della meccanica del parto (difficoltà nella discesa della testa del bambino) oppure per il sopraggiungere di una sofferenza fetale (il feto non sopporta più lo stress del parto). Indicazioni urgenti si hanno comunque anche al di fuori del travaglio, possono essere gravi e mettere in pericolo la vita sia del feto che della madre; tra queste annoveriamo il distacco di placenta, il prolasso di funicolo, una improvvisa grave sofferenza fetale, la crisi eclamptica…
Il taglio cesareo è un intervento che è stato continuamente aggiornato nella tecnica e che attualmente è da considerarsi di grande sicurezza ma certamente non scevro da rischi, particolarmente per la madre: rischi anestetici, infettivi, emorragici, di lesioni degli ureteri e della vescica, complicazioni cardio-polmonari e tromboemboliche. Tali rischi sono generalmente molto contenuti ma la loro frequenza risulta superiore rispetto al parto vaginale. Ai rischi materni si aggiungono quelli corsi dal feto come le lesioni accidentali provocate dal bisturi del chirurgo e la sindrome da distress respiratorio (RDS), per la quale il taglio cesareo rappresenta uno dei principali fattori di rischio nei neonati pretermine. Considerando quanto sopra esposto appare ovvio come il taglio cesareo dovrebbe essere riservato ai casi di reale necessità. Oggi il taglio cesareo viene solitamente eseguito in anestesia spinale o epidurale in modo che la mamma possa essere in qualche modo partecipe della nascita del suo bambino.